mercoledì 5 ottobre 2016

Dark Dungeons III: Quattro Eroi e una Torcia - Il Fascino dell'Equipaggiamento

Ci sono rarissimi giochi in cui il personaggio è determinato anche da ciò che indossa o porta con se. Un esempio di gioco moderno che fa di questo aspetto apparentemente secondario è Shadowrun.
In molti giochi di narrazione, l'equipaggiamento è lasciato in secondo piano, se non completamente ignorato: l'approccio ha la sua ratio, ma nel fantasy non ho mai trovato ragione per farlo. In 13th Age probabilmente non sarei molto fiscale, ma nei sistemi classici lo trovo un aspetto assai stimolante, se integrato con la narrazione. Il recente Torchbearer si basa su queste considerazioni.

La verità è che nei giochi di stampo moderno è semplice dirottare l'attenzione sulla miriade di poteri e capacità, sulle decine di incantesimi e talenti, perdendo di vista un aspetto quasi "romantico" del gioco di ruolo fantasy. 

Premessa I: Un grosso peso sulle Spalle
Un punto di partenza assai concreto è il rapporto tra la forza del pg e ciò che porta. Non si tratta di tenere conto di ogni singolo grammo, ma di approcciarsi al gioco con un pizzico di realismo. Consentire al mago con forza 6 di trascinare il cadavere del compagno caduto, un'ascia e una borsa da 500 monete d'oro è del tutto fuori di testa. Un tempo, nei manuali e nelle guide, si trovava scritto "il guerriero è solitamente il personaggio più forte che spesso trasporta anche l'equipaggiamento in eccesso". 
Valorizzare in modo corretto l'equipaggiamento significa aggiungere profondità al gioco senza complicarlo.


Premessa II: Grammi o Ingombro?
Ci sono diversi metodi per inserire il materiale trasportato. Il più comune è il peso specifico degli oggetti e il carico massimo trasportabile. Alcuni sistemi (e numerose house rules reperibili in rete) adottano sistemi alternativi, come l'Ingombro (che in sostanza misura la quantità di oggetti trasportabili in base a un peso forfettario) o gli "slot" (che convertono il peso in "spazio fisico"). 


Equipaggiamento come Tensione Narrativa
Quand'è che, eccezion fatta per armi e armatura, si tiene conto di ciò che si trasporta? Solitamente durante l'esplorazione e le interazioni. In primis, girovagare per delle rovine infestate richiede sempre un pizzico di preparazione. Curiosamente, Labyrinth Lord non spende molte pagine a parlare di oggetti, ma contiene una buona lista differenziata di strumenti utili per l'avventura con relativo peso. L'acquisizione di oggetti è parte della creazione del pg da sempre e lo trovo un aspetto sottovalutato, specie quando si parte dai bassissimi livelli.

Il DM deve essere capace di dare un senso all'equipaggiamento: personalmente, trovo molto affascinante la gestione degli oggetti, al punto che preferisco investire più tempo in questo che nella vera e propria creazione del pg. Senza contare che i soldi acquisiscono un peso ulteriore e la differenza tra l'averne e il non averne non è solo in punti esperienza.

L'idea di ridurre il tempo di creazione effettiva del pg, significa risparmiare tempo per il background e per i dettagli costruttivi: adoro l'idea di guadagnare un pò di tempo da reinvestire nell'acquisto oculato di oggetti. Preso ciò che occorre per liberarsi di mostri e schifezze varie, il gruppo dovrà pensare in anticipo a ciò che può permettersi per avere più chance di tornare a casa.


C'è chi adora acquistare quintali di torce, chi differenzia includendo candeline e oggetti utili a scopo prevalentemente descrittivo e chi invece è accurato e compra torcia, corda, piede di porco e razioni.
Se si chiarisce come l'equipaggiamento sulla scheda sia di fatto ciò che i pg hanno con se, si sta creando una limitazione positiva: si genera un patto tacito coi giocatori per cui non sarà possibile, una volta lontani dalla civiltà, dire "eh, ma ce l'avrò l'acciarino per il fuoco!"
Se non l'hai comprato, non ce lai, period.

La tensione che si crea per la gestione dell'equipaggiamento è così un ulteriore tassello che disegna l'intricato mosaico del dark fantasy, dove una scelta apparentemente secondaria può influire sulla prospettiva di vita dell'intero gruppo.

Per risparmiare tempo? Kit dell'Avventuriero!
Introdotto come concetto stabile nelle versioni più recenti, quello dei kit è un tassello importante da considerare. Al DM è richiesto un pò di tempo, ma ne vale la pena.
E' possibile creare "zaini tematici" basati sulle scelte e classi dei pg. Un "kit" da Mago includerà tutto il necessario per lanciare incantesimi e difendersi, oltre che oggetti affini alla vita di un erudito (calamaio con pennino, pergamene vuote, candeline). Allo stesso tempo, un guerriero forzuto avrà i giacigli, una tenda e probabilmente dei pesanti attrezzi come corde e picconi.

Qui di seguito ho creato un kit basato sul prezziario del manuale base di Labyrinth Lord,

Zaino del Mago (ca 23 ori)
Giaciglio                   1gp
Candele (10)             1cp
Pergamena (5)          5gp
Calamaio/pennino    9gp
Razioni (5gg)           1gp
Torch (1)                   3sp
Fogli (10)                 4gp
Dardi (4)                  2gp

Feticismo Ludico
Non tutti lo ammettono, ma la gestione accurata dell'equipaggiamento attira molti giocatori. E' parte dell'immaginario fantasy da sempre (pensate a Tolkien e al vantaggio di avere l'arma giusta, le razioni appropriate o un oggetto apparentemente inutile che improvvisamente salva la vita al gruppo).
Quando giocate "old school" ricordate che l'esplorazione di rovine e le avventure nelle terre selvagge sono il cuore del gioco e che la variabile tra vivere e morire, oltre che sul personaggio in se, ricade su ciò che questi ha scelto di portare, sulle intuizioni che ha avuto quando si è riempito le tasche di oggetti.

Incoraggiate i vostri giocatori a investire tempo nell'accurata selezione dell'equipaggiamento, anche nel downtime tra le avventure.
E' un altro passo aggiunto sul cammino di questo blog, per far apprezzare al meglio certi elementi di gioco trascurati ingiustamente, a causa della necessità del modern gaming di accelerare tutto... tranne che il gioco in se.




lunedì 3 ottobre 2016

Dark Dungeons II: 5 Motivi per giocare Old School (Parte II)

Nel precedente (e primo) articolo della serie DD ho introdotto le ragioni per giocare vecchia scuola e perché queste ragioni siano tutt'ora un buon motivo per gettarsi nelle braccia della morte.
Ho citato Dark Souls nell'ambito videoludico come riferimento ideale ed è proprio dalla "firma" di questo titolo che ripartiremo: il terzo punto che avevo annunciato, infatti, era la mortalità.

Mortale
Su questo aspetto si potrebbe discutere per un paio di millenni. Purtroppo per i master carini e coccolosi della next gen, la vera discriminante tra coinvolgimento e mera procedura meccanica è la morte. La paura atavica dell'essere umano (sì, ce l'hai anche tu che sostieni di non averne) è la madre di ogni dubbio, il faro oscuro che ci spinge a credere in qualcosa.
Nel GdR di stampo fantasy classico, la mortalità è un aspetto importante, non per la frequenza con cui scompaiono gli eroi (Martin esagera, a mio avviso, nda), ma per la probabilità elevata che ciò accada. Potreste essere un gruppo fortunato e superare i primi livelli e conquistare un regno, ma è proprio l'incertezza che spinge i giocatori a muoversi con cautela.

Le schede non sono di aiuto: gli attributi tendono a non mutare nel tempo, i bonus aumentano lentamente e le abilità secondarie (come gli incantesimi o le abilità da ladro) da sole non risolvono nulla. Non è un gioco di "numeri". L'old-school senz'altro privilegia la fluttuazione e il caso: è altamente probabile che molti scontri nei primi livelli si riducano a una serie di mancati frustrante, ma è parte del gioco. Sta al DM creare situazioni specifiche e introdurre variabili interessanti.



Ciò che conta. è che l'incertezza del risultato è quanto di più semplice e spaventosamente efficacie si possa espandere per far sì che i giocatori non si gettino a capofitto in un incontro perché "tanto ce la facciamo", ma riflettano sulla scena in game e pensino, anche nel contesto di gioco più brutale, sul come uscirne sulle proprie gambe.

La mortalità è dunque un collante tra credibilità e ritmo di gioco, tra narrativa e sistema. Senza contare che la progressione finisce per essere un doppio premio, poiché non si compensa solo il terrore dei primi livelli con dei fantastici punti ferita aggiuntivi, ma si premiano i giocatori per l'acume e il buon gioco. E' un "traguardo" in sé il livello, che acquisisce un layer ulteriore di profondità se diviene anche un traguardo morale.

In molti si ricorderanno (o conoscono probabilmente) i mirabolanti moduli di Gary Gygax, le avventure con le "trappole che se non le vedi ti uccidono" e gli sguardi mortali della Strega del Mare. Sono meccaniche appropriate? Lo sguardo che uccide, intendo...





Quanto ha senso che un personaggio di 12° muoia perché ha incontrato lo sguardo di una strega? Questo è un argomento futuro che approfondirò con cura, ma in questo contesto rispondo sicuro di me: sì, è una figata. Non perché accada. Non perché il master debba farlo accadere per forza: ma la sola idea che possa accadere da un momento all'altro è sufficiente per insinuare nei giocatori quel senso di insicurezza che carica positivamente, la paura che mette sull'attenti. "Si dice che se guardi una strega negli occhi muori dalla paura" dice poco, se le regole non supportano questa tesi. Quando vedi (ed è ciò che è accaduto al mio tavolo in AD&D 1st ed. qualche giorno fa) 4 persone a cui tenevi morire in quel modo, ci pensi due volte prima di avvicinarti e ti ingegni.


La mortalità, il grande "difetto" dell'old school è il pregio migliore di uno stile di gioco narrativo.


Rigido
Oltre all'inevitabile rigidità del rigor mortis, l'old school riporta questa caratteristica. La rigidità di "razze come classi" o di un avanzamento estremamente specializzato produce spesso orticaria nei giocatori viziati. Ma anche qui, non si tratta di una concezione "vecchia". Si tratta di un approccio "classico" che ha il suo fascino.

I sistemi moderni ci abituano all'ibridazione assoluta, strumento utile e divertente in contesti eroici: il guerriero con un pò di incantesimi, il ladro con un pò di incantesimi, il mago con lo spadone. Tutto fichissimo e funzionale ai sistemi... Ma si perde il fascino dell'idea di una "classe" come "complesso cammino professionale/razziale". Essere un guerriero, nel dark fantasy delle prime edizioni, significava investire grande fatica nell'addestrarsi nell'uso delle armi e di armature scomode. Se vuoi andare in giro con l'armatura di cuoio a rubare danari alle vecchiette, non sei un guerriero, è evidente.


Al tempo stesso, se vuoi brandire asce enormi in full plate in un mare di interiora, non sarai un mago.
La vita di un avventuriero nell'old school è paragonabile alla carriera professionale del post medioevo occidentale. Un guerriero inizia ad addestrarsi a 9 anni e morirà prima dei 20 se va in guerra... Chi campa a lungo arriva a 35 anni. La prospettiva di vita è bassa e la dedizione necessaria per essere valido nel proprio per corso è immensa, specie perché l'idea di "progressione" era tarata su ritmi lenti e pesati, differenziati per classe in base al potenziale di ogni range.

Per esempio, il mago passa lentamente e finirà per essere il più lento, laddove il guerriero potrà (a parità di avventure) raggiungere anche due livelli in più. Questo perché l'apprendimento di uno studioso è lento e l'esperienza appresa si lega più a contesti diversi dal mero combattimento. 




La rigidità dell'old school è un punto di forza, perché ravviva il senso di appartenenza a una classe intesa come scelta di vita. Sin dall'AD&D si osservano opzioni come il Multiclassing o il Dual classing, che aprono la strada a quelle che poi saranno le famigerate "build", sebbene fosse comunque totalmente diverso nella concezione.

Il neo che molti potrebbero percepire è che una compagnia di ladri, senza appropriate house rules, vedrà tutti personaggi pressoché identici... Stesso dicasi di una compagnia di guerrieri, che potrebbe presto diventare insensatamente noiosa. Al tempo stesso, la concezione di gioco dell'epoca enfatizzava i ruoli: ne Il Signore degli Anelli si superano le difficoltà poste poiché, a momenti alterni, ogni membro della compagnia impiega le sue "arti" per uscirne al meglio.
Gli avventurieri, nel fantasy post-medievale classico, cercano compagni con capacità diverse: si associano con soggetti moralmente anche lontani da loro purché offrano al gruppo protezione, sostegno e abilità necessarie per sopravvivere alle rovine di turno o all'intrigo di palazzo cui un lentissimo guerriero potrebbe non saper partecipare.

Rigidità come espressione di appartenenza, dunque.



L'esempio lampante è quello dei Ladri, probabilmente. Tutti si sono sempre chiesti "ma un guerriero non può tentare di muoversi silenziosamente?" Certo, si direbbe. Ni, dico io. Può tentare, ma la sua plate gli impedirà di farlo. E se si spoglia per farlo, glie lo impedirà il decennio investito a migliorare le sue arti di combattimento, sacrificando tutto il resto.
Il ladro nel classic D&D è un soggetto estremamente fragile, le cui capacità reali e concrete sono solo quelle di fare tutto ciò che gli altri non possono fare, usando una serie di abilità specifiche (come Pick Locks o Move Silently). Diciamo che un master dotato di cellule grige consente a tutte le classi una probabilità di riuscita, pari senz'altro (e non oltre) a quella di un ladro di 1° livello: nel corso della carriera, però, tutti finiranno per essere meno capaci di lui.
Anche un Mago può colpire alle spalle qualcuno uscendo da un'alcova, ma non ha la perizia per assassinarlo come può un ladro col suo Backstab!
La specializzazione non è nemica del singolo giocatore, è uno strumento per rendere le compagnie il più equilibrate possibile e far sì che ogni personaggio si distingua dagli altri in modo sostanziale.

Personalmente sono un fan della personalizzazione, ma devo dire che ritrovarmi con opzione ristrette può essere un mezzo per calzare la mano su altri aspetti e persino una fonte di ispirazione.



Posso comprendere lo scoramento di qualcuno dei giocatori meno avvezzi nei confronti delle "razze come classi" (nel classic D&D un "Elfo" è un "Elfo", ovvero un essere boschivo capace di combattere e lanciare incantesimi). In quel contesto, ricordate, le razze erano molto separate l'una dall'altra ed erano una minoranza effettiva. Una razza semiumana cresce nel proprio contesto e non ha velleità alcune, poiché le capacità affini a quelle delle classi per gli umani (come la capacità di lanciare incantesimi degli Elfi o la furtività degli Halfling) sono integrate nel loro stile di vita.
Fatto sta che molti sistemi come Basic Fantasy Roleplaying (di cui parleremo a lungo) utilizzano l'approccio dell'Advanced, dove iniziarono a distinguersi Razze e Classi e persino Labyrinth Lord presenta, con l'Advanced Edition Companion, questo approccio (preservando però il feel del B/X).

In definitiva, suggerisco di aprire gli occhi e dimenticare in fretta i vizi cui siamo abituati: considerate certe "limitazioni" come una caratteristica del genere e sfruttatela al meglio per offrire un'esperienza dal feel unico in cui ogni percorso individuale è costellato di scelte e rinunce.

Conclusioni
Si conclude qui questo piccolo viaggio nei pregi/difetti dell'old school. Ho cercato di mostrarvi come gli apparenti limiti siano di fatto un tratto distintivo. Non si può accusare il ragu di avere la carne, così non si può accusare Final Fantasy di essere "troppo giapponese": non si tratta di malus, ma di mere caratteristiche.

L'approccio al gioco classico non è un covo per nostalgici: si tratta di un'alternativa reale, un modo di introdurre vecchi e nuovi giocatori a un mindset appropriato, in cui la difficoltà, la mortalità e la rigidità strutturale siano elementi che li spingano a riflettere di fronte a ogni situazione e a giocare di ruolo prima di tirare i dadi.


A presto con nuovi articoli, in cui cercherò di mostrarvi le caratteristiche di questi sistemi e le infinite possibilità di personalizzazione, attraverso meccaniche semplici e intuitive.

Nel frattempo, iniziativa!
M.



venerdì 30 settembre 2016

Dark Twins I: La Guerra dei Cloni - Trova il tuo OSR

Sarà la ricerca occulta del vintage nei nuovi prodotti d20, sarà una tendenza nostalgica... ma alla fine, tutto torna all'ovile. L'Old School Reinassance (OSR) è un movimento culturale, un viaggio nel passato di chi ritiene (a ragione) che la vecchia scuola sia di fatto ancora solida e utilizzabile, seppur coi dovuti aggiornamenti.

In molti casi, gli editori più ortodossi si preoccupano di clonare in senso letterale le prime edizioni del nostro gioco dei draghi e delle fogne; in altri, si tentano approcci più fantasiosi che in qualche modo fungano da raccordo con esigenze narrative e meccaniche.

Da qui, una lunghissima serie di titoli, più o meno fedeli, più o meno amati. 
Il mio unico intento qui è di fornirvi alcuni titoli, non per conoscenza enciclopedica quanto come puro riferimento per ognuno dei sotto movimenti OSR, ognuno coi suoi vantaggi e svantaggi. A tal proposito, eccovi tre linee editoriali entro cui muovervi.

OSRIC: Il Drago Altezzoso
OSRIC (Old Scholl Reference Index and Compilation) è un documento assai esaustivo il cui scopo è quello di raccogliere e riorganizzare tutto il material dell'Advanced Dungeons & Dragons Prima Edizione, i leggendari "tomi di Gygax". 

Si tratta di un un pdf scaricabile gratuitamente che ripropone praticamente tutte le regole dell'AD&D in modo più chiaro, ridisegnando alcuni passaggi fondamentali come la famigerata (eppure entusiasmante) Iniziativa.
Senz'altro, più che un'ispirata rivisitazione, si tratta di un vero e proprio "companion", che fa un ottimo lavoro nel ricompilare un'ossatura che all'epoca affascinava e terrorizzava nella metodologia da "mago pazzo" impostata da Gygax. Non semplifica nulla, ma rende un sistema intricato assai più semplice da consultare.


Potete scaricare il pdf di OSRIC a questo indirizzo!





BASIC FANTASY RPG: Il Drago Buono
Il progetto Basic Fantasy ha dalla sua un fattore intrigante: si tratta infatti di un retro clone impuro che include il feel immediato del classic D&D, utilizzando però la codifica razza/classe introdotta nell'Advanced D&D e il sistema ascendente del sistema d20. Un punto d'incontro perfetto tra diverse scuole che, come dimostra questa pregevole opera, possono convivere.

Da molti considerato il miglior punto d'accesso in circolazione per qualsiasi nuovo giocatore, BFRPG accontenta nabbi e giocatori navigati in egual modo, fornendo meccaniche intuitive, un sistema pulito fedele al movimento da cui nasce e il ben più popolare sistema a somme crescenti ripescato dalle ultime incarnazioni del d20 system.


Anch'esso scaricabile gratuitamente nella sua forma integrale, è un'ottima scelta se gradite un prodotto ben supportato, stampabile a una cifra pressoché ridicola (poco più di 5 euro per la copia rilegata, altresì definita "perfect bound", tramite Lulu), accompagnato da una miriade di supplementi e facilmente personalizzabile, BFRPG non può che rappresentare la scelta migliore.

Scaricate la terza e ultima tiratura da qui!




LABYRINTH LORD: Il Drago Autentico

Di tutti i retro cloni, Labyrinth Lord è senz'altro quello che più di tutti è fedele all'edizione B/X (basic/expert) di Moldvay/Cook del 1981. La prima, adorabile scatola rossa.

Ancora ritenuto il "vero D&D", quel sistema è il padre del poi ancor più celebre BECMI (scatole colorate del basic, expert, compenion, master e immortal), una versione B/X user friendly riscritta da Frank Mentzer nel 1983. 

Labyrinth Lord resta fedele alla prima incarnazione, riproponendola in modo pressoché identico, rimuovendo qualche passaggio ostico, riorganizzando le informazioni e cercando di riscrivere lo stesso gioco senza violare il copyright. Eccezion fatta per queste modifiche (minime, ma rilevanti sul piano complessivo), LL è perfettamente compatibile con qualsiasi prodotto "classico".

Dan Proctor propone anche l'Advanced Edition Companion, un manuale furbo e unico nel suo genere, che introduce il concetto di "razza/classe" e tutti i dettagli aggiuntivi della versione AD&D 1st edition lasciando intatto però il sistema di base. Un mix molto celebre in quegli anni, quando la TSR si imbarcò nella doppia linea basic / advanced.
Labyrinth Lord ripropone quello che tutt'ora è considerato il modo emblematico di giocare a D&D, la fusione tra l'eccentricità dell'old fantasy (l'Elfo e il Nano come classi, per dirne una) alla concretezza post medievale di classi avanzate come Ranger e Paladino.


Scaricabile sia in italiano che in inglese in versione "no-art", potete ordinarne copie stampate a buon prezzo su Lulu. 




Da notare che Labyrinth Lord è il nostro sistema di riferimento, il filo conduttore su cui baseremo molte delle avventure proposte, nonché l'habitat della mia ambientazione dark fantasy Dark Nights of Yherel.


Procuratevi il manuale in italiano (gratuito, no art)...

Edizione Base

Edizione Avanzata

...o in inglese (free, no art)!

Basic / Advanced dal sito Goblinoid Games!


Alla fine...
Quale che sia la vostra scelta, non c'è una via giusta e una errata. Sappiate che esistono moltissimi altri cloni, ma anziché perdervi nel marasma per poi cambiare titolo una volta al mese, vi suggerisco di scegliere quello più adeguato per voi, padroneggiarlo e adattarlo con un minimo di dedizione a qualsiasi ambientazione home made, come piace giocare a molti old schooler!

In sintesi:
- OSRIC è la vostra scelta se cercate una riorganizzazione di AD&D 1st edition (la Gygax edition);
- BFRPG è il percorso ottimale per un gioco estremamente semplice (ma non banale!) che unisca il feel dell'old school all'intuitività del moderno d20;
- LL è la scelta definitiva per chi vuole esplorare l'old school fantasy nella sua incarnazione primordiale, in una fedelissima riproduzione.

Iniziativa!
M.

martedì 27 settembre 2016

Dark Dungeons I: 5 motivi per giocare Old School (parte 1)

A oltre 40 anni di distanza dalle lunghe notti in cui Gary Gygax architettava un modo per cambiarci (in meglio) la vita, ci ritroviamo spesso a domandarci se giocare "old school" equivalga a essere fottutamente nostalgici (ricordi adolescenziali) o drammaticamente realisti (si stava meglio quando si stava peggio).
Un pò tutte e due, direi.

Sono sempre stato un ribelle. Anche stavolta, faccio le cose a modo mio: parto al contrario. Iniziamo dal "peggio". Dalle ragioni per cui le masse detestano la vecchia scuola, odiano i giochi DM-centrici e credono che Dark Souls sia... troppo cattivo.




Il vecchio D&D è: sbilanciato, arbitrario, mortale, rigido, eterogeneo. Ecco, 5 difetti.
O pregi?
Un pò tutte e due, direi.


Sbilanciato
C'è chi sostiene che il fantasy debba essere sempre e comunque un'accozzaglia di cose assurde e... fantasy. C'è poi chi si sforza di dargli un profilo di realismo e la prima squadra taccia come idiota: perché, citando i social, ogni volta che qualcuno cerca il realismo in D&D muore un panda.
La verità è che il fantasy non deve necessariamente essere realistico, ma deve essere credibile. Credibile in sé stesso. Passabile, come la bionda amica di quella che ti piace alle superiori.
Nel suo sistema interno, è perfettamente logico pensare che in ogni piccolo tratto della lunga strada dell'avventuriero, ogni membro di un gruppo ha il suo momento da rockstar. Laddove il guerriero da il meglio nelle prime fasi con la sua elevata capacità di sopravvivenza e qualche colpo da orbo, il ladro compie una folle scalata tra i livelli, salvando il gruppo da trappole e pericoli altrimenti impercettibili.
Poi succede che arriva Merlino che lancia una palla di fuoco e qualche simpatico incantesimo di interdizione e, da solo, smonta un dungeon. E qui si anima il sindacato del bilanciamento, l'ordine degli avventurieri equilibrati.



Purtroppo o per fortuna, uno degli elementi portanti del fantasy è la magia, che si tratti di creature misteriose o topi di biblioteca chini su tomi polverosi. La magia comporta scelte difficili e una lunga serie di rinunce.
Il mago sacrifica gran parte delle sue chance di stare simpatico a qualcuno, succhiando metà delle risorse del party come un parassita, cercando protezione in ogni angolo. Lancia il suo Dardo Incantato e si va a nascondere, cercando di compiere la cecchinata del secolo coi suoi spaventosi dardi a mano.
A circa metà della vita del gruppo (e quindi al sesto o settimo personaggio cambiato), il mago sarà probabilmente ancora vivo (a discapito dei suoi eroici compagni di viaggio) e finirà per risolvere gran parte delle situazioni da solo, tra mirabolanti frecce arcane, scudi invisibili e velocità sovrannaturale. Un tocco qua, un'esplosione di la e la stanza è ripulita. Lui è la star dello show.
Questa strana alternanza dei ruoli è parte del sistema fantasy: non c'è ragione per cui ogni classe dovrebbe, in ogni momento, avere lo stesso peso. Esisteranno sempre i campi di battaglia in cui il guerriero armato di alabarda potrà brillare di luce propria e ci sarà sempre una città da svaligiare, così come abbonderanno le ferite da guarire. Ma chi usa la magia, finirà per ottenebrare il resto del gruppo.
Basta comprendere da subito che è un inevitabile volto della medaglia. Non è un difetto, ma una caratteristica.


Arbitrario
Qui è più difficile, ma posso farcela.
Il vecchio D&D, come molti altri giochi di ruolo fino agli anni 90, erano caratterizzati dalla strana tendenza a ritenere il dado più importante dei numeri sulla scheda. Eccezion fatta per variabili estreme e livelli elevati, gran parte delle avventure saranno mutate pesantemente dalla fortuna. Un elemento assai estraneo ai giochi altamente personalizzabili di ultima generazione.



Anche qui, la verità è più complessa di ciò che appare: l'apparente assenza di controllo deriva sempre dall'imperfezione offerta dal DM inesperto o da un gruppo scriteriato. Un party bilanciato di giocatori intelligenti, sa far volgere a proprio favore le situazioni. Sebbene il vecchio sistema, nel contesto degli anni 70-80, non fosse particolarmente incline alle varianti on the fly, non ci volle molto affinché i DM comprendessero che il loro potere non era solo il diritto di vita o di morte sui giocatori: potevano conferire bonus, descrizioni che andassero a coadiuvare l'azione di gioco in modo attivo e non solo estetico.
E' evidente che l'intento degli autori non fosse quello di offrire una linea retta di mostri da assassinare brutalmente, ma una miriade di situazioni scomode e del tutto fuori registro, che spingessero in qualche modo i giocatori a riflettere e giocare i propri ruoli con costanza e raziocinio.
Ciò che attivamente muta le probabilità di vittoria è l'acquisizione di oggetti magici e la crescita: più si avanza, meno la fortuna impatta sul gioco. Avere una spada +3 non è un elemento secondario e opzionale: è una parte significativa del gioco. Si considera che il personaggio l'abbia sudata sputando sangue e perdendo numerosi compagni. Il D&D non si preoccupa di descrivere accuratamente le ferite sotto l'armatura, ma fa sì che le azioni del personaggio incorporino il dramma e il cammino epico in egual modo.




L'arbitrarietà è la nemica delle scelte automatiche: sapere che il dado è più potente di te, ti porta a pensare - in gioco - che un certo pericolo potrebbe non essere affrontabile, senza le dovute precauzioni... e ciò da adito a nuove avventure, nuove missioni per trovare una via d'uscita.
Per cui, la parziale assenza di controllo sul sistema è di fatto ciò che rendeva molto semplice creare una scheda e molto difficile concentrarsi sui numeri: il gioco di ruolo ne guadagna, poiché l'attenzione si sposta sulla paura della morte e sulla necessità di interagire col mondo in modo creativo e astuto al fine di non morire.
In questo era quasi una sfida tra DM e giocatori, mascherata da avventura. Né un pregio, né un difetto: anche qui, solo una caratteristica.

Vi invito a seguirci per la parte II, dedicata agli altri "difetti" dell'old school... fino all'agghiacciante colpo di scena finale!

Stay Dark

martedì 20 settembre 2016

Le Rubriche di Dark Tales

Mentre cerco ancora qualche scellerato che mi segua nell'impresa, vi presento le rubriche in programma, di cui scoprirete maggiori dettagli a breve (quando le mie astute manovre politiche mi consentiranno di corrompere qualche ignaro passante).

Dark Dungeons (DD)
La serie di articoli DD sarà incentrata totalmente sull'old school (B/X, BECMI e AD&D). Si andrà da articoli di presentazione per i novizi ad approfondimenti, con tanto di nuove opzioni home made (rubate da qualche community o proposte dalla nostra redazione).

Dark Twins (DT)
Una serie di articoli interamente dedicata ai retrocloni, alle riedizioni e a tutte le linee con cui si intende replicare un certo stile di gioco "classico".

Dark Adventures (DA)
Questo sarà lo spazio in cui presenteremo avventure: troverete sia nostre creazioni che avventure storiche, così come le creazioni dei giocatori di tutto il mondo che riterremo adeguate per il "mood" del blog.


Nell'attesa, iniziativa!

lunedì 19 settembre 2016

Un luogo oscuro, per giocatori coraggiosi

Non è semplice essere giocatori di ruolo in un universo che ti guarda con diffidenza. Il senso di rinchiudersi in una stanza con quattro amici, senza nessun contatto con l'esterno per tutta la notte, è qualcosa che si è perso con le miriadi di appigli forniti dalla concezione "moderna" di GdR.
Un tempo si riusciva a fare tesoro persino dell'emarginazione: perché non era un valore, ma un elemento portante, parte del sentirsi inglobato in qualcosa di speciale.

Negli anni abbiamo compiuto un lungo percorso di apprendimento, di migliorie, di perfezionamenti continui: manuali sempre più corposi, opzioni a valanghe. Tutto belissimo. Non sono uno di quelli che "snobba" il progresso, anzi... Adoro i giochi moderni con sistemi forti (Shadowrun, per dirne uno facile facile), ma c'era sempre qualcosa che mancava.

Con l'avvento di D&D 5th edition, è avvenuta una sorta di rivoluzione ludica estemporanea: un ritorno al compianto "pen & paper" che fa piangere i "ROLLplayers" e festeggiare i DM scoraggiati da una generazione ludica che massacrava l'inventiva in favore della perfezione logica. 

La quinta edizione di D&D ha avuto un doppio merito: quello di avvicinare giocatori inesperti e navigati in egual modo, in primis... E quello (probabilmente indesiderato) di riportare molti giocatori a guardare verso quel Dungeons & Dragons sangue e budella, dove mortalità, oscurità e privazione erano un canone.

Un cammino che non è solo quello di vecchi giocatori nostalgici, ma anche di nuovi giocatori curiosi che vogliono comprendere le radici della loro passione. Ed è qui che entra in gioco questo blog.

Il mio desiderio, con tutti coloro che vorranno dare una mano, è quello di riportare in auge uno stile di gioco improntato sul personaggio e non sul "design": conferire al mindset visto come Vintage tutto il fascino che possiede, ma che finisce spesso per infrangersi contro mura di pregiudizi ingiustificati.

Oggi mi ritrovo, nel mezzo di una (invidiabile) collezione di manuali, a sfogliare il Player's Handbook del 1979 e a chiedermi dov'è finito quel fascino, quell'apparente imperfezione che ammalia, quello strano sentore di paura nei confronti dell'arcanismo. 

In realtà non è mai scomparsa: è ancora lì, pronta a donare lunghe notti di tensione narrativa.
Con questo blog forniremo risorse, link, avventure e spunti per trasmettere questo legame, per far sì che i giocatori possano (perché no) riuscire a convivere con due mindset opposti: da un lato quello permissivo e fluido dei giochi moderni, dall'altro quello oscurantista e tetro dell'old school, senza dover per forza creare una barricata, alternando le esperienze.

Naturalmente qui l'intento è quello di promuovere uno stile di gioco "base" che consenta di rispolverare certe atmosfere perdute, mostrando come gli "anni" non sono passati affatto e come il più delle volte si tratti solo di sedersi entrando nell'approccio mentale corretto (cosa assai difficile ai testardissimi giocatori 3.x, per esempio). 

Per iniziare, arriveranno un paio di articoli/panoramiche sul classic (BECMI) e AD&D, ma la mia intenzione è quella di inserire una rubrica per giochi passati e oggi conosciuti solo per qualche ristampa che esulino dal dungeon e che comunque portino con sé un certo stile.

Non intendiamo esaltare un singolo prodotto, ma una concezione di gioco a mio avviso perduta che va assolutamente preservata e diffusa come un'alternativa valida e del tutto attuale.

A presto!